Casi di successo equity crowdfunding

Mi piacerebbe veramente tanto poter scrivere questo post raccontando questo successo.

Era il 12 luglio 2013 quando la Consob ha pubblicato il famoso “Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali on-line. Da allora tutta la stampa, specializzata e non, ha focalizzato la sua attenzione quasi esclusivamente su questa non-notizia. Si, non-notizia perchè dopo 6 mesi in Italia abbiamo 2 piattaforme autorizzate ed un progetto attualmente “on air”.
Come mai questo strumento cosi potente e capace di raccogliere oltre 5 mld di dollari nel 2013 quasi raddoppiando il già fenomenale risultato del 2012 sia cosi statico?
La risposta è drammaticamente semplice, basta conoscere le  3 “f” che sono i pilastri fondanti del crowfunding.

F come FIDUCIA.

Il crowdfunding è una relazione tra esseri umani basata su un principio fiduciario senza alcuna garanzia reale. Sia che si tratti di una donazione pura (donation) , di una donazione a fronte di una ricompensa (reward based) oppure di un prestito tra privati (social lending) la relazione che si stabilisce è quella data dall’obbligo morale dato da una calorosa “stretta di mano”. E tanto è bastato per muovere 5 mld di dollari tra persone senza che sia stata evidenziata alcun clamoroso caso di truffa. Fregare una persona è possibile. Fregare una comunità un filo meno.

F come Folla.

Tutti i progetti di crowfunding che hanno avuto successo sono stati accompagnati da una moltitudine di persone con i loro contributi, la voglia di partecipazione e di condivisione. L’andamento delle campagne che siano donazioni oppure con ricompensa hanno sempre mostrato un andamento della raccolta “comunitario”, ovvero al crescere della raccolta si moltiplicavano le energie della comunità per sostenere il progetto con il risultato di ottenere circa il 30% in più rispetto al richiesto.

F come Fluidità 

Il tempo di attraversamento di una campagna su una piattaforma è di circa 40-50 giorni. Per caricare il progetto occorrono 30 minuti e l’interazione con i potenziali donatori in “tempo reale”. Questo restituisce alle persone che si avvicinano al progetto un senzo di “vitalità” e “vicinanza”, sensazioni fisiche che stimolano la voglia di partecipazione.
Cosa avviene di diverso con il “Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali on-line?
 
1′ si decide chi puo’ accedere a questa forma di finanziamento e chi invece ne viene escluso
2′ si regolamenta cosa, chi e come deve “associarsi” per poter essere presentabile il progetto.
3′ si restringono e regolamentano le modalità di comunicazione, le forme da utilizzare e si schermano le interazioni.
Questo processo, nato come forma di salvaguardia dell’ “investitore poco incline” ha quindi trasformato il crowdfunding e le sue regole naturali in una forma di finanziamento tramite portali on-line.
All’estero è meglio? Si e no.

In questo post molto interessante si parla di crowdbuilding, una modalità  che ha permesso di ritrovare un aspetto “umano” anche all’interno della cornice dell’equity.

Il crowdfunding probabilmente permetterà alle persone, in Italia, di imparare ad utilizzare strumenti di finanza personale. Forse le regole della finanza non faranno altrettanto bene al crowdfunding.

Cosa ne pensi?

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